Grazie a BCG, abbiamo saputo di una giornata di volontariato programmata per venerdi scorso. Non era chiarissimo cosa sarebbe successo ma ci siamo presentati. Il punto di raccolta era un grosso open space, un magazzino riadattato a centro sociale (tra l’altro una struttura davvero interessante dove abbiamo intenzione di tornare: a quanto pare organizzano letture, proiezioni di film, esposizioni d’arte e quant’altro), con un grosso parcheggio. A partire dalle 10 del mattino, sono stati assemblati in grossi scatoloni i beni di prima necessita’ raccolti nelle settimane precedenti grazie a donazioni di singoli e di offerte di grosse compagnie (tipo Knorr e Kraft. Knorr tra l’altro aveva fornito un grosso lotto di maionese. Tutta scaduta. No comment). Ogni scatola conteneva il minimo indispensabile per la sopravvivenza di un mese di una persona (spazzolino da denti, cibi in scatola, asciugamani e cosi via): in mezza giornata gli scatoloni erano pronti per un totale di 2.500 colli. Abbiamo caricato gli scatoloni su 10 camioncini che sono poi partiti alla volta dei labour camps, dove vivono i figli di un dio minore. Siamo andati anche noi a distribuire uno a uno gli scatoloni a queste povere anime che lavorano 6 giorni a settimana, per 12 ore al giorno, per 300 euro al mese e che non tornano a casa per almeno 4 anni. Quando tornano, possono riabbracciare i loro cari e i loro bambini che non hanno potuto veder crescere ma che si ritrovano piccoli ometti ormai cambiati dal ricordo che ne avevano. Loro, padri sconosciuti agli occhi dei propri figli. Dopo un paio di mesi, tornano nell’inferno per altri 4 anni. Abbiamo distribuito gli scatoloni a questa gente che vive nelle baraccopoli ai margini delle grandi citta’, nascosti dalla strada da muri e staccionate. Abbiamo distribuito questi “doni” a uomini magri ma ancora capaci di sorridere e di dire “grazie”. Ci si stringeva il cuore perche’ come si puo’ accettare un grazie da qualcuno per cui senti che stai facendo il minimo indispensabile?
Dopo la distribuzione abbiamo girato un po’ per la baraccopoli e siamo stati accolti da un gruppo di lavoratori che voleva ringraziarci per i doni. Ci hanno invitato a cena, ci hanno offerto bibite fresche e sigarette. Impossibile rifiutare, per quanto insistessimo nel dire che eravamo a posto. Girando abbiamo visto le cucine e intravisto i bagni ... e quel poco era sufficiente.
E poi siamo tornati a casa e il mondo va avanti. La verita’ e’ che ci abbiamo messo un paio d’ore a tornare ad un equilibrio. Giacomo ha fatto un milione di foto e credo ne tirera’ furoi un bell’articolo perche’ tutto questo non resti nel silenzio.
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