giovedì 3 giugno 2010

lacrime e parkinson

Quando Marta mi chiese di fare il discorso in questo giorno così speciale mi sono sentita subito lusingata e inadeguata: ho cercato di raccogliere idee, citazioni, ricordi di libri, canzoni, poesie...poi ho pensato: se Marta mi ha affidato questo compito è perché sa che c'è un unico modo in cui io lo possa svolgere, e cioè con il cuore.
E con il cuore e senza troppi fronzoli vi racconto la favola di Marta e Giacomo, che sono insostituibili e fondamentali nel mio cuore e nella mia vita, nella nostra vita.
Marta è unica, è pura, è naive: è ciò che trovi di bello in un fiore di campo: non è costruita, non è pretenziosa, non finge di essere ciò che non è ed è per questo che risulta estremamente affascinante ed è praticamente impossibile non amarla: e poi il sorriso, il suo sorriso, quello che obbliga a rivalutare anche la peggiore delle giornate che rassicura e distende, quel sorriso che parla e ama.

Marta è gioia di vivere e lealtà, è amore e dolcezza: è la migliore amica del mondo, è una piccola e meravigliosa scultura adamantina, solida e indistruttibile ma trasparente e pura.
Giacomo deve avere visto tutto questo, e ne è stato travolto: il nostro Giacomino, la sciura mancata adottato da tutte, con il suo cuore pieno d’amore per Marta e, devo dire anche con un certo orgoglio, per noi, che sa sempre esattamente come e cosa dire, con un’intelligenza e un’acutezza che lo rendono prezioso, un amico unico: con Giacomo ho una sensazione di sicurezza totale, e Marta non poteva trovare compagno migliore.

Credo sia come il vino buono...bisogna lasciarlo respirare, decantare, bisogna gustarlo lentamente...
Cosa li ha convinti a cambiare la loro vita da conviventi a sposati, vita che francamente, non è molto diversa?

Amore, il desiderio di parlare al plurale e sapere che questo noi verrà riconosciuto ovunque e comunque: la voglia di scambiarsi una promessa lunga tutta la vita per appartenersi e rendersi felici
Non credo ci sia niente di più grande di questo: amare ed essere amati, realizzare che non si basta sempre a se stessi, e quindi, ammettendo la propria umana ed intrinseca debolezza, decidere di aprirsi all’altro, con umiltà e coraggio: decidere di condividere tutto, anche il peggio, sapendo che, dall’altra parte, si avrà qualcuno che capirà e col tempo, forse, imparerà a sorridere anche di questo.

I loro occhi parlano, i loro gesti raccontano: si amano, di quell’amore che libera le farfalle nello stomaco, ma è anche in grado di trasformare la debolezza in un punto di forza, quell’amore che nasce da dentro e come una luce trasfigura chi ne viene travolto.
E’ quello che vedo oggi qui, davanti a me, ancora una volta, sui loro visi: è un'emozione che non tutti hanno la fortuna di provare nella vita, ed è il bene supremo e più prezioso, è riconoscersi nella persona di fianco alla quale ti svegli tutte le mattine, è sapere che non vorresti essere in nessun'altro luogo, è la voglia di tornare a casa e raccontare la giornata a chi sai che ti comprenderà, qualsiasi cosa succeda, è sapere che ti puoi fidare, davvero, di chi hai al tuo fianco, è sentirsi con le spalle coperte, è un bacio inaspettato, è una carezza mentre dormi, è la pace dopo il litigio, è il futuro visto con gli stessi occhi.
E' un piccolo grande miracolo, è un'alchimia basata su un sottile equilibrio, perennemente instabile che loro hanno imparato a far funzionare: è una favola, la vostra favola che di bello ha che questo è solo l'incipit ed è ancora tutta da scrivere.
La forza di quello che state iniziando è talmente grande che ci vogliono davvero due persone per sostenerla.
Io mi fermo e qui iniziate voi.

2 commenti:

  1. scusate...non ho calibrato la dimensione del carattere!!!!!

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  2. Amica, sei meravigliosa. Ho letto il tuo discorso due volte di fila e mi sono commossa entrambe le volte. Come previsto, sei stata perfetta. Ti voglio un mondo di bene

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