

Siamo tornati stanotte da un viaggio incredibile.
Il Kilimanjaro e' stato conquistato.
E' stata dura.
Dopo 4 giorni di cammino, in cui senti che le gambe sono ben allenate, attraverso paesaggi da Mago di Oz, e salite e discese, si arriva infine all'ultimo campo base (4.600m di altezza) prima dell'ultima fatidica tappa: e' il grande giorno. Sveglia a mezzanotte. All'1 inizia l'ascesa. 1.300 metri di dislivello. Il cielo e' pulito e le stelle brillano infinite. Sopra di noi centinaia di lucine che lentamente percorrono la montagna zigzagando. Sembra la fiaccolata di Bormio, ma le luci (headlamp) risalgono invece di scendere. Il corpo e' allenato e ci sentiamo a mille. La montagna sara' nostra. Poi lentamente l'entusiasmo si affievolisce, la testa molla ed e' solo la forza di volonta', l'impossibilita' di accettare la sconfitta che ti obbliga a mettere un piede davanti all'altro, contro il buio, il vento che ti spazza via, il freddo, il freddo che ti congela e quei piedi che vedi andare non sai piu' di chi siano. Ogni tanto ti ricordi di muovere un braccio e sei trafitto da scosse elettriche perche' anche quello non lo senti piu' da tempo e le mani non sai dove siano (fortunatamente in tasca). Il buio ti opprime e cerchi segni di un'alba che si fa desiderare, sperando che porti un minimo di tepore. I pensieri non hanno piu' senso e sono frasi sconnesse che inizi a ripetere come una cantilena. Ora arriva l'alba, alba, alba e quindi quindi caldo, caldo, caldo. Ce la devo fare, ce la devo fare. Poi una pausa e il fiatone, i brividi che ti scuotono e ti sembra che non riuscirai piu' a respirare come prima. E i polmoni che lottano per inalare l'ossigeno che a quell'altezza e' solo al 50% di quello che si trova a livello del mare. Chiediamo fiduciosi alla guida quanto manca, convinti che ormai ci siamo. "mmmh, forse altre due ore". Pum, un pugno allo stomaco. E poi si riparte, per non congelare. E poi, il sole che arriva davvero ma la vetta ancora non si vede, e' dietro quella curva. Dai che ci siamo. A 200 metri ho quasi mollato. La guida mi ha guardata bene in faccia per capire come stessi: manca davvero poco, corriamo su e poi giu' veloci, ok? Ok. E intanto il sole che lentamente illumina il cratere e ci sono pareti di ghiaccio alte decine di metri, verticali e inclinate dal vento. Ma sono ricordi confusi perche' in quel momento vuoi arrivare, dire "tappa" e poi correre giu'. Mi sembra di correre per quegli ultimi 200 metri, ma i movimenti sono cosi lenti da sembrare ridicoli. Arriviamo. E' la guida che ci ricorda di fare una foto. Giacomo infila un biglietto per la sua nonna sotto una roccia. Piange e piango anche io. E' anche per lei che ce l'abbiamo fatta. Poi ci giriamo e iniziamo a correre giu'. E allora vediamo la fila di gente che dietro di noi arrivava e sono fantasmi, volti pallidi dalle labbra viola. Ma sono pazzi? Non vedono che stanno male? Perche' sono qui? Guardo Giack. Stesso volto, stesso pallore. Ma allora io ...? Scendiamo di corsa e i piedi e le gambe fanno male ma pensi: staremo meglio, giu', giu' che staremo meglio. Lo stomaco si aggroviglia. Ci sono volute 6 ore e 20 per salire, meno di 2 per scendere di nuovo al campo base. Stravolti. Felici.
Abbiamo conquistato la vetta. E gia' ci sogniamo la birra con cui festeggeremo tra due giorni.
Grazie Marta per la condivisione e per le foto. Non vedo l'ora di vedervi dal vivo per sentire la vostra voce dietro al racconto.
RispondiEliminaEroici regaz
RispondiEliminail racconto ci ha portati dentro l'eroica scalata
ti dico solo che abbiamo visto con katia la vostra foto all'arrivo su facebook e ho chiesto alla fidanza perche' ti eri fotografata con un cinquantone trovato in cima anziche' il legittimo marito..Non avevo riconosciuto giacomino!!!
mistico racconto di un'impresa sopra le nuvole. io non lo so da dove siete piovuti voi due, ma siete una boccata di aria fresca. siete giallo e blu in azione...e reazione. degni del kilimangiaro e di chissà quale altro paradiso. Grazie Marta.
RispondiEliminamille pensieri, mille brividi...
RispondiEliminaSiete stati bravissimi, eroici, una prova di resistenza che credo nessuno possa capire fino in fondo, a meno che non l'abbia vissuta sulla sua pelle...
Un pensiero anche mio per la nonna più tenera del mondo...
Vi adoro